Ridolfo dalla strada, e detti.
Ridolfo(Il signor Eugenio scrive d’accordo con messer Pandolfo. Vi è qualche novità). (da sè)
Pandolfo(Non vorrei che costui mi venisse a interrompere sul più bello). (da sè, vedendo Ridolfo)
RidolfoSignor Eugenio, servitor suo.
EugenioOh, Vi saluto. (seguitando a scrivere)
RidolfoNegozi, negozi, signor Eugenio? Negozi?
EugenioUn piccolo negozietto. (scrìvendo)
RidolfoPosso esser degno di saper qualche cosa?
EugenioVedete cosa vuol dire a dar la roba a credenza? Non mi posso prevalere del mio; ho bisogno di denari e convien ch’io rompa il collo ad altre due pezze di panno.
RidolfoNon si dice, che rompa il collo a due pezze di panno, ma che le venda come si può.
RidolfoQuanto le danno al braccio?
EugenioMi vergogno a dirlo. Otto lire.
PandolfoMa i suoi quattrini uno sopra l’altro.
RidolfoE V. S. vuol precipitar la sua roba così miseramente?
EugenioMa se non posso fare a meno! Ho bisogno di denari.
PandolfoNon è anche poco, da un’ora all’altra trovar i denari che gli bisognano.
RidolfoDi quanto avrebbe di bisogno? (ad Eugenio)
EugenioChe? Avete da darmene?
Pandolfo(Sta a vedere che costui mi rovina il negozio), (da sè)
RidolfoSe bastassero sei o sette zecchini, li troverei.
EugenioEh via! Freddure, freddure! Ho bisogno di denari. (scrive)
Pandolfo(Manco male!) (da sè)
RidolfoAspetti; quanto importeranno le due pezze di panno a otto lire il braccio?
EugenioFacciamo il conto. Le pezze tirano sessanta braccia l’una: due via sessanta, cento e venti. Cento e venti ducati d’argento.
PandolfoMa vi è poi la senseria da pagare.
RidolfoA chi si paga la senseria? (a Pandolfo)
PandolfoA me, signore, a me. (a Ridolfo)
RidolfoBenissimo. Cento e venti ducati d’argento, a lire otto l’uno, quanti zecchini fanno?
EugenioOgni undici, quattro zecchini. Dieci via undici, cento e dieci, e undici cento e ventuno. Quattro via undici, quarantaquattro. Quarantaquattro zecchini, meno un ducato. Quarantatre e quattordici lire, moneta veneziana.
PandolfoDica pure quaranta zecchini. I rotti vanno per la senseria.
EugenioAnche i tre zecchini vanno ne’ rotti?
RidolfoCerto, ma i denari subito.
EugenioVia, via, non importa. Ve li dono.
Pandolfo(Oh che ladro!) (da sè) Faccia ora il conto, signor Eugenio, quanto importano le due pezze di panno, a tredici lire?
EugenioOh, importano molto più.
PandolfoMa col respiro; e non può fare i fatti suoi.
RidolfoFaccia il conto.
EugenioOra lo farò colla penna. Cento e venti braccia, a lire tredici al braccio. Tre Mia nulla; due via tre sei; un via tre; un via nulla; un via due; un via uno; somma: nulla; sei; due e tre cinque; uno. Mille cinquecento e sessanta lire.
RidolfoQuanti zecchini fanno?
EugenioSubito ve lo so dire. (conteggia) Settanta zecchini e venti lire.
RidolfoSenza la senseria.
EugenioSenza la senseria.
PandolfoMa aspettarli chi sa quanto. Val più una pollastra oggi, che un cappone domani.
RidolfoElla ha avuto da me: prima trenta zecchini, e poi dieci che fan quaranta, e dieci degli orecchini che ho ricuperati, che sono cinquanta. Dunque ha avuto da me a quest’ora dieci zecchini di più di quello che gli dà subito alla mano, un sopra l’altro, questo onoratissimo signor sensale.
Pandolfo(Che tu sia maledetto!) (da sè)
EugenioÈ vero, avete ragione; ma adesso ho necessità di denari.
RidolfoHa necessità di denari? Ecco i denari: questi sono venti zecchini e venti lire, che formano il resto di settanta zecchini e venti lire, prezzo delle cento e venti braccia di panno, a tredici lire il braccio, senza pagare un soldo di senseria; subito alla mano, un sopra l’altro, senza ladronerie, senza scrocchi, senza bricconate da truffatori.
EugenioQuand’è così, Ridolfo caro, sempre più vi ringrazio; straccio quest’ordine, e da voi, signor sensale, non mi occorre altro. (a Pandolfo)
Ridolfo(Il diavolo l’ha condotto qui. L’abito è andato in fumo). (da sè) Bene, non importa, averò gettati via i miei passi.
EugenioMi dispiace del vostro incomodo.
RidolfoAlmeno da bevere l’acquavite.
EugenioAspettate, tenete questo ducato. (cava un ducato dalla borsa che gli ha dato Ridolfo)
RidolfoObbligatissimo. (Già vi cascherà un’altra volta), (da sè)
Ridolfo(Ecco come getta via i suoi denari). (da sè)
PandolfoMi comanda altro? (ad Eugenio)
EugenioLa grazia vostra.
Pandolfo(Vuole?) (gli fa cenno se vuol giuocare, in maniera che Ridolfo non veda)
Eugenio(Andate, che vengo). (di nascosto egli pure a Ridolfo)
Pandolfo(Già se li giuoca prima del desinare). (va nella sua bottega e poi torna fuori)
EugenioCome è andata, Ridolfo? Avete veduto il debitore così presto? Vi ha dati subito li denari?
RidolfoPer dirgli la verità, li avevo in tasca sin dalla prima volta; ma io non glieli voleva dar tutti subito, acciò non li mandasse male sì presto.
EugenioMi fate torto a dirmi così: non sono già un ragazzo. Basta... dove sono gli orecchini?
RidolfoQuel caro signor don Marzio, dopo aver avuti i dieci zecchini, ha voluto per forza portar gli orecchini colle sue mani alla signora Vittoria.
EugenioAvete parlato voi con mia moglie?
RidolfoHo parlato certo: sono andato anch’io col signor don Marzio.
EugenioChe dice?
RidolfoNon fa altro che piangere, poverina! Fa compassione.
EugenioSe sapeste come era arrabbiata contro di me! Voleva andar da suo padre, voleva la sua dote, voleva far delle cose grandi.
RidolfoCome l’ha accomodata?
EugenioCon quattro carezze.
RidolfoSi vede che le vuol bène; è assai di buon cuore.
EugenioMa quando va in collera, diventa una bestia.
RidolfoNon bisogna poi maltrattarla. E una signora nata bene, allevata bene. M’ha detto, che s’io lo vedo, gli dica che vada a pranzo a buon’ora.
EugenioSì sì, ora vado.
RidolfoCaro signor Eugenio, la prego, badi al sodo, lasci andar il giuoco; non si perda dietro alle donne; giacchè V. S. ha una moglie giovine, bella e che gli vuol bene, che vuol cercare di più?
EugenioDite bene; vi ringrazio davvero.
Pandolfo(Dalla sua bottega si spurga, acciò Eugenio lo senta e lo guardi. Eugenio si volta. Pandolfo fa cenno che Leandro l’aspetta a giuocare. Eugenio colla mano fa cenno che onderà; Pandolfo torna in bottega. Ridolfo non se ne avvede.)
RidolfoIo la consiglierei andar a casa adesso. Poco manca al mezzogiorno. Vada, consoli la sua cara sposa.
EugenioSì, vado subito. Oggi ci rivedremo.
RidolfoDove posso servirla, la mi comandi.
EugenioVi sono tanto obbligato. (vorrebbe andare al giuoco, ma teme che Ridolfo lo veda)
RidolfoComanda niente? Ha bisogno di niente?
EugenioNiente, niente. A rivedervi.
RidolfoLe son servitore. (si volta verso la sua bottega)
Eugenio( Vedendo che Ridolfo non l’osserva, entra nella bottega del giuoco.)