La bottega del caffè · Carlo Goldoni · Atto primo, scena XX

Vittoria ed Eugenio: la maschera

Personaggi
Vittoria, Eugenio
Durata
579 parole, 4 minuti di lettura stimati
 
Commedia

La situazione

Vittoria si maschera per sorprendere il marito che gioca e perde. Eugenio non la riconosce, e parla.

Prepara questo testo in qbuddy

Il testo è già selezionato. Conferma il caricamento, scegli il tuo ruolo e prepara le voci per iniziare a provare.

Ripassa le battute di questa scena

Scegli un ruolo. Ascolta le altre battute e mostra le tue quando vuoi.

Il tuo ruolo

La tua battuta

Voglio accrescere la di lui sorpresa col mascherarmi. (si maschera)

1 / 12

Il testo

Vittoria, poi Eugenio dalla locanda.

VittoriaVoglio accrescere la di lui sorpresa col mascherarmi. (si maschera)

EugenioIo non so quel ch’io m’abbia a dire; questa nega, e quei tien sodo. Don Marzio so che è una mala lingua. A queste donne che viaggiano, non è da credere. Mascheretta? A buon’ora!Siete mutola? Volete caffè? Volete niente? Comandate.

VittoriaNon ho bisogno di caffè, ma di pane. (si smaschera)

EugenioCome! Che cosa fate voi qui?

VittoriaEccomi qui, strascinata dalla disperazione.

EugenioChe novità è questa? A quest’ora in maschera?

VittoriaCosa dite, eh? Che bel divertimento! A quest’ora in maschera.

EugenioAndate subito a casa vostra.

VittoriaAnderò a casa, e voi resterete al divertimento.

EugenioVoi andate a casa, ed io resterò dove mi piacerà di restare.

VittoriaBella vita, signor consorte.

EugenioMeno ciarle, signora, vada a casa, che farà meglio.

VittoriaSì, anderò a casa; ma anderò a casa mia, non a casa vostra.

EugenioDove intendereste d’andare?

VittoriaDa mio padre, il quale, nauseato de’ mali trattamenti che voi mi fate, saprà farsi render ragione del vostro procedere e della mia dote.

EugenioBrava, signora, brava. Questo è il gran bene che mi volete, questa è la premura che avete di me e della mia riputazione.

VittoriaHo sempre sentito dire che crudeltà consuma amore. Ho tanto sofferto, ho tanto pianto: ma ora non posso più.

EugenioFinalmente che cosa vi ho fatto?

VittoriaTutta la notte al giuoco.

EugenioChi vi ha detto che io abbia giuocato?

VittoriaMe l’ha detto il signor don Marzio, e che avete perduto cento zecchini in contanti e trenta sulla parola.

EugenioNon gli credete, non è vero.

VittoriaE poi, a’ divertimenti con la pellegrina.

EugenioChi vi ha detto questo?

VittoriaIl signor Don Marzio.

Eugenio(Che tu sia maledetto!) (da sè) Credetemi, non è vero.

VittoriaE di più impegnare la roba mia; prendermi un paio di orecchini, senza dirmi niente? Sono azioni da farsi ad una moglie amorosa, civile e onesta, come sono io?

EugenioCome avete saputo degli orecchini?

VittoriaMe l’ha detto il signor don Marzio.

EugenioAh lingua da tanaglie!

VittoriaGià dice il signor don Marzio, e lo diranno tutti, che uno di questi giorni sarete rovinato del tutto; ed io, prima che; ciò succeda, voglio assicurarmi della mia dote.

EugenioVittoria, se mi voleste bene, non parlereste così.

VittoriaVi voglio bene anche troppo, e se non vi avessi amato tanto, sarebbe stato meglio per me.

EugenioVolete andare da vostro padre?

VittoriaSì, certamente.

EugenioNon volete più star con me?

VittoriaVi starò, quando avrete messo giudizio.

EugenioOh signora dottoressa, non mi stia ora a seccare. (alterato)

VittoriaZitto; non facciamo scene per la strada.

EugenioSe aveste riputazione, non verreste a cimentare vostro marito in una bottega da caffè.

VittoriaNon dubitate, non ci verrò più.

EugenioAnimo, via di qua.

VittoriaVado, vi obbedisco, perchè una moglie onesta deve obbedire anche un marito indiscreto. Ma forse forse sospirerete d’avermi, quando non mi potrete vedere. Chiamerete forse per nome la vostra cara consorte, quando ella non sarà in grado più di rispondervi e di aiutarvi. Non vi potrete dolere dell’amor mio. Ho fatto quanto fare poteva una moglie innamorata di suo marito. M’avete con ingratitudine corrisposto; pazienza. Piangerò da voi lontana, ma non saprò così spesso i torti che voi mi fate. V’amerò sempre, ma non mi vedrete mai più. (parte)

EugenioPovera donna! Mi ha intenerito. So che lo dice, ma non è capace di farlo: le anderò dietro alla lontana, e la piglierò colle buone. S’ella mi porta via la dote, son rovinato. Ma non avrà cuore di farlo. Quando la moglie è in collera, quattro carezze bastano per consolarla. (parte)

Fine dell’Atto Primo.

Testo: it.wikisource.org/wiki/La_bottega_del_caff%C3%A8. Testo di pubblico dominio, edizione Wikisource. Scarica il testo

Altri testi da provare