Enrico IV · Luigi Pirandello · Atto secondo
Il finale del secondo atto: la maschera cade davanti a tutti.
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(si volta subito alle loro esclamazioni e grida, imperioso).
Enrico IVBasta! Finiamola! Mi sono seccato! (Poi subito, come se, a ripensarci, non se ne possa dar pace, e non sappia crederci) Perdio, l’impudenza di presentarsi qua, a me, ora — col suo ganzo accanto.... — E avevano l’aria di prestarsi per compassione, per non fare infuriare un poverino già fuori del mondo, fuori del tempo, fuori della vita! — Eh, altrimenti quello là, ma figuratevi se l’avrebbe subìta una simile sopraffazione! — Loro sì, tutti i giorni, ogni momento, pretendono che gli altri siano come li vogliono loro; ma non è mica una sopraffazione, questa! — Che! Che! — È il loro modo di pensare, il loro modo di vedere, di sentire: ciascuno ha il suo! Avete anche voi il vostro, eh? Certo! Ma che può essere il vostro? Quello della mandra! Misero, labile, incerto.... E quelli ne approfittano, vi fanno subire e accettare il loro, per modo che voi sentiate e vediate come loro! O almeno, si illudono! Perchè poi, che riescono a imporre? Parole! parole che ciascuno intende e ripete a suo modo. Eh, ma si formano pure così le così dette opinioni correnti! E guaj a chi un bel giorno si trovi bollato da una di queste parole che tutti ripetono! Per esempio: «pazzo!» — Per esempio, che so? — «imbecille»! — Ma dite un po’, si può star quieti a pensare che c’è uno che si affanna a persuadere agli altri che voi siete come vi vede lui, a fissarvi nella stima degli altri secondo il giudizio che ha fatto di voi? — «Pazzo» «pazzo»! — Non dico ora che lo faccio per ischerzo! Prima, prima che battessi la testa, cadendo da cavallo.... (S’arresta d’un tratto, notando i quattro che si agitano, più che mai sgomenti e sbalorditi). Vi guardate negli occhi? (Rifà smorfiosamente i segni del loro stupore) Ah! Eh! Che rivelazione? — Sono o non sono? — Eh via, sì, sono pazzo! (Si fa terribile) Ma allora; perdio, inginocchiatevi, inginocchiatevi (li forza a inginocchiarsi tutti a uno a uno): Vi ordino di inginocchiarvi tutti davanti a me — così! E toccate tre volte la terra con la fronte! Giù! Tutti, davanti ai pazzi, si deve stare così! (Alla vista dei quattro inginocchiati si sente subito svaporare la feroce gajezza, e se ne sdegna) Su, via, pecore, alzatevi! — M’avete obbedito? Potevate mettermi la camicia di forza.... — Schiacciare uno col peso d’una parola? Ma niente! Che è? Una mosca! — Tutta la vita è schiacciata così dal peso delle parole! Il peso dei morti! — Eccomi qua: potete credere sul serio che Enrico IV sia ancora vivo? Eppure, ecco, parlo e comando a voi vivi. Vi voglio così! — Vi sembra una burla anche questa, che seguitano a farla i morti la vita? — Sì, qua è una burla: ma uscite di qua, nel mondo vivo. Spunta il giorno. Il tempo è davanti a voi. Un’alba. — Questo giorno che ci sta davanti — voi dite — lo faremo noi! — Sì? Voi? E salutatemi tutte le tradizioni! Salutatemi tutti i costumi! Mettetevi a parlare! Ripeterete tutte le parole che si sono sempre dette! Credete di vivere? Rimasticate la vita dei morti! (Si para davanti a Bertoldo, ormai istupidito) Non capisci proprio nulla, tu, eh? — Come ti chiami?
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