Il servitore di due padroni · Carlo Goldoni · Atto primo, scena XIII

Truffaldino e Florindo: il baule

Personaggi
Truffaldino, Florindo
Durata
727 parole, 6 minuti di lettura stimati
 
Commedia

La situazione

Truffaldino serve due padroni senza che nessuno dei due lo sappia. Florindo gli chiede notizie della lettera, e Truffaldino inventa.

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con un altro facchino che porta il baule di Beatrice, e detto.

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Il testo

Truffaldinocon un altro facchino che porta il baule di Beatrice, e detto.

TruffaldinoTruffaldino s'avanza alcuni passi col facchino, poi accorgendosi di Florindo e dubitando esser veduto, fa ritirare il facchino.

TruffaldinoAndemo con mi... Oh diavol! L’è qua quest’alter padron. Retirete, camerada, e aspetteme su quel canton. (il facchino si ritira)

Florindo(Sì, senz’altro. Ritornerò a Torino). (da sè)

TruffaldinoSon qua, signor...

FlorindoTruffaldino, vuoi venir a Torino con me?

TruffaldinoQuando?

FlorindoOra; subito.

TruffaldinoSenza disnar?

FlorindoNo; si pranzerà, e poi ce n’andremo.

TruffaldinoBenissimo; disnando ghe penserò.

FlorindoSei stato alla Posta?

TruffaldinoSignor sì.

FlorindoHai trovato mie lettere?

TruffaldinoGhe n’ho trova.

FlorindoDove sono?

TruffaldinoAdesso le troverò. (tira fuori di tasca tre lettere) (Oh diavolo! Ho confuso quelle de un patron con quelle dell’altro. Come faroio a trovar fora le soe? Mi no so lezer). (da sè)

FlorindoAnimo, dà qui le mie lettere.

TruffaldinoAdesso, signor. (Son imbroiado). (da sè) Ghe dirò, signor. Ste tre lettere no le vien tutte a V. S. Ho trovà un servitor che me cognosse, che semo stadi a servir a Bergamo insieme; gh’ho dit che andava alla Posta, e el m’ha prega che veda se gh’era niente per el so padron. Me par che ghe ne fusse una, ma no la conosso più, no so quala che la sia.

FlorindoLascia vedere a me; prenderò le mie e l’altra te la renderò.

TruffaldinoTolì pur. Me preme de servir l’amigo.

Florindo(Che vedo? Una lettera diretta a Beatrice Rasponi? A Beatrice Rasponi in Venezia!) (da sè)

TruffaldinoL’avì trovada quella del me camerada?

FlorindoChi è questo tuo camerata, che ti ha dato una tale incombenza?

TruffaldinoL’è un servitor... che gh’ha nome Pasqual.

FlorindoChi serve costui?

TruffaldinoMi no lo so, signor.

FlorindoMa se ti ha detto di cercar le lettere del suo padrone, ti avrà dato il nome.

TruffaldinoNaturalmente. (L’imbroio cresse). (da sè)

FlorindoEbbene, che nome ti ha dato?

TruffaldinoNo me l’arecordo.

FlorindoCome!...

TruffaldinoEl me l’ha scritto su un pezzo de carta.

FlorindoE dov’è la carta?

TruffaldinoL’ho lassada alla Posta.

Florindo(Io sono in un mare di confusioni). (da sè)

Truffaldino(Me vado inzegnando alla meio). (da sè)

FlorindoDove sta di casa questo Pasquale?

TruffaldinoNo lo so in verità.

FlorindoCome potrai ricapitargli la lettera?

TruffaldinoEl m’ha dito che se vederemo in piazza.

Florindo(Io non so che pensare). (da sè)

Truffaldino(Se la porto fora netta, l’è un miracolo). (da sè) La me favorissa quella lettera, che vedere de trovarlo.

FlorindoNo, questa lettera voglio aprirla.

TruffaldinoOibò; no la fazza sta cossa. La sa pur, che pena gh’è a avrir le lettere.

FlorindoTant’è, questa lettera m’interessa troppo. E diretta a persona, che mi appartiene per qualche titolo. Senza scrupolo la posso aprire. (l'apre)

Truffaldino(Schiavo siori. El l’ha fatta). (da sè)

Florindo(legge) Illustrissima signora padrona.

FlorindoLa di lei partenza da questa città ha dato motivo di discorrere a tutto il paese; e tutti capiscono ch’ella abbia fatto tale risoluzione per seguitare il signor Florindo. La Corte ha penetrato ch’ella sia fuggita in abito da uomo e non lascia di far diligenze per rintracciarla e farla arrestare. Io non ho spedito la presente da questa Posta di Torino per Venezia a dirittura, per non iscoprire il paese dov’ella mi ha confidato che pensava portarsi; ma l’ho inviata ad un amico di Genova, perchè poi di là la trasmettesse a Venezia. Se avrò novità di rimarco, non lascerò di comunicargliele collo stesso metodo, e umilmente mi rassegno.

FlorindoUmilissimo e fedelissimo servitore Tognin Della Doira.

Truffaldino(Che bell’azion! Lezer i fatti d'i altri!) (da sè)

Florindo(Che intesi mai? Che lessi? Beatrice partita di casa sua? in abito d’uomo? per venire in traccia di me? Ella mi ama davvero. Volesse il cielo che io la ritrovassi in Venezia!). (da sè) Va, caro Truffaldino, usa ogni diligenza per ritrovare Pasquale; procura di ricavare da lui chi sia il suo padrone, se uomo, se donna. Rileva dove sia alloggiato, e se puoi, conducilo qui da me, che a te e a lui darò una mancia assai generosa.

TruffaldinoDeme la lettera; procurerò de trovarlo.

FlorindoEccola, mi raccomando a te. Questa cosa mi preme infinitamente.

TruffaldinoMa ghe l’ho da dar cussì averta?

FlorindoDigli che è stato un equivoco, un accidente. Non mi trovare difficoltà.

TruffaldinoE a Turin se va più per adesso?

FlorindoNo, non si va più per ora. Non perder tempo. Procura di ritrovar Pasquale. (Beatrice in Venezia, Federigo in Venezia. Se la trova il fratello, misera lei; farò io tutte le diligenze possibili per rinvenirla). (parte)

Testo: it.wikisource.org/wiki/Il_servitore_di_due_padroni. Testo di pubblico dominio, edizione Wikisource. Scarica il testo

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